“IO DOMANI” nasce dall’esperienza quotidiana delle cooperative Iter ed Il Ponte che affiancano circa 160 persone con disabilità, l’intreccio dialogico con le famiglie, ed il continuo confronto con il servizio sociale territoriale, hanno fatto emergere la consapevolezza che ogni progetto che aspiri a proporsi alle persone con disabilita debba confrontarsi con un sistema articolato di pensiero ed azioni, innovativo nel metodo, nei contenuti, e nella capacità di concretizzare i desideri delle persone con disabilità.

Sotto questo profilo il tema dell’abitare, inteso come opportunità per l’emancipazione e il potenziamento delle autonomie della persona con disabilita, così come enunciato nel art. 19 della convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, è una sfida da affrontare introducendo una novità  cioè una nuova cultura dell’abitare che soverchi la logica della “residenzialità” intesa come mera offerta di un servizio di cura. Abitare è un verbo con tante implicazioni a cominciare dal dare forma all’azione di lasciare la casa dei genitori, per sperimentare l’autonomia per qualche giorno, farlo più volte nell’arco dell’anno, vivere da soli o costruire nuove forme di convivenza. E’ un’esperienza vitale e significativa nel percorso di crescita, uno dei cardini dell’esistenza di ciascuno, e rappresenta il passaggio all’età adulta e l’affermazione della propria identità.

“Io Domani” vuole dare forma ad un nuovo scenario culturale, sociale e legislativo potendo immaginare soluzioni che non si fermino all’intervento d’emergenza, ma che anticipino la preparazione al distacco dal nucleo d’origine in un’ottica di costruzione del progetto di vita e di emancipazione della persona e considerino la partecipazione della persona con disabilità nelle scelte che la riguardano.

Queste riflessioni trovano nel concetto di “abitare” una capacità di sintesi che tiene insieme il cosiddetto sollievo, la residenzialità, il “Dopo di Noi”, tutti bisogni emergenti da affrontare secondo un orientamento generativo che sappia tener conto delle biografie e desideri delle persone disabili e del racconto e aspettative delle famiglie.

La strategia sottesa a questa proposta progettuale riconoscere nelle transizioni che segnano la vita delle persone: bambino, giovane, adulto, anziano e il cambiamento che comportano in termini di percezione di sé, di aspettative e di richieste una prospettiva che merita di essere proposta con forza. Passaggi attraverso i quali l’identità e il ruolo sociale dell’individuo si affermano sfidando gli equilibri verso altre forme che possano connettere in modo originale gli elementi sociali, culturali ed economici che caratterizzano la storia di ognuno.
Le capacità e le possibilità di azione e di scelta delle persone coinvolte, rappresentano perciò sia un riferimento progettuale, sia lo sfondo che guida un processo d’inclusione del servizio nel contesto sociale, così da mantenere vivo il ciclo inclusivo, assumendosi il “rischio” dell’indipendenza in relazione alla strutturazione dei contesti ed alla contaminazione delle relazioni d’appartenenza.
I punti di cardinali di questa strategia sono:
1. Dare voce e concretezza all’urgenza di promuovere un cambiamento culturale, prima che operativo nella comunità e nelle istituzioni, che sappia far emergere una cultura del distacco e dell’autonomia come espressioni d’amore e cura, in alternativa al modello tradizionale secondo il quale il figlio deve rimanere in famiglia fin tanto che i genitori saranno in grado di occuparsene, oppure la nascita di nuove forme di istituzionalizzazione in risposta alla crisi di risorse pubbliche.
2. Dare concretezza al concetto di adultità attraverso la promozione di percorsi d’autonomia che mirino a valorizzare il tessuto relazionale a sostegno delle risorse e potenzialità del singolo. Affrontare in modo competente, accogliente e potenziante il vissuto dei genitori o dei famigliari spesso carico di paure, ansie, sensi di colpa che vanno ascoltati, sono sentimenti presenti che non vanno negati, ma altrettanto va promosso un approccio diverso alla figura genitoriale mostrando l’urgenza di ritrovare un ruolo diverso potendo riorganizzare la propria vita ed il ruolo genitoriale dedicandosi ad aspetti affettivi ed emotivi e non esclusivamente di cura. In questo scenario vanno dunque considerate due questioni rilevanti: la prima riguarda il diritto, il desiderio, la necessità del disabile adulto di poter fruire e sperimentare spazi di adultità al di fuori del contesto familiare, dall’altro, il bisogno della famiglia di trovare un nuovo equilibrio dove il carico del figlio ormai adulto sia condiviso in una prospettiva di lungo periodo il più possibile co-progettata.
3. Un percorso volto a creare le condizioni affinchè la persona con disabilità si possa riconoscere in un progetto di vita in cui il tema dell’abitare sia considerato parte integrante e generativo nella direzione di dare concretezza ad elementi come la flessibilità, l’adattabilità, la temporaneità, la gradualità, la continuità affettiva e relazionale, l’apertura e l’ascolto verso le potenzialità e le difficoltà.