Chi siamo

Di che cosa ci occupiamo

La cooperativa sociale Il Ponte, progetta ed eroga servizi alla persona disabile sin dal 1985. Le caratteristiche dell’utenza variano a seconda dei servizi e dei progetti, ma la maggior parte delle persone che frequentano il centro diurno è composta da adulti con disabilità psicofisica, con livelli diversi di gravità.

Oggi l’attività si svolge presso tre centri socio-educativi, tre a Rovereto ed uno ad Ala, a cui si aggiungono servizi di sostegno scolastico e psicologia scolastica, un servizio psico-educativo per bambini, adolescenti e giovani adulti con disturbo dello spettro autistico, un progetto per l’inclusione lavorativa per adolescenti con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, servizi per la gestione del tempo libero estivo.

Le persone di cui ci occupiamo sono circa 70. Dall’inizio degli anni 90, con la nascita al suo interno del gruppo Orizzonte, si occupa con modalità specialistica di persone con problematiche riconducibili ai disturbi dello spettro autistico. Al momento il gruppo conta 15 utenti inseriti presso il centro diurno ed altre in attesa o in via di inserimento. Dal 2009 inoltre si sono aggiunti 10 casi di minori con patologia autistica ai quali, attraverso un educatore di sostegno specializzato, viene fornita assistenza scolastica presso la scuola. Oggi, con l’apertura della nuova sede di via Porte Rosse, possiamo continuare ad occuparci di autismo e a mettere in cantiere nuovi progetti.

Le persone accolte provengono da tutto il contesto provinciale, ma in particolare dal comune di Rovereto, dal comprensorio della Vallagarina, dal comprensorio dell’ Alto Garda e dal comune di Trento.

Come lo facciamo

Ci occupiamo di disabilità e bisogni educativi speciali soprattutto aprendoci alla comunità, al territorio, e collegandoci al mondo scientifico e sanitario, a quello scolastico, ai servizi sociali e dialogando molto con le famiglie.

La programmazione educativa e la metodologia operativa su cui si basa la Cooperativa prende le mosse da un approccio che pone, al centro del lavoro a favore di persone con disabilità, aspetti riguardanti la relazione e l’inclusione.

Ci troviamo, dunque, all’interno di un approccio che privilegia la relazione sia come mezzo sia come fine e che è dunque lungi dal proporre tecniche di addestramento avulse o comunque disinteressate ad ogni attaccamento relazionale. L’educatore è quindi invitato, incoraggiato – e aiutato – a mettersi in gioco con la propria persona in un lavoro che lo vede quotidianamente in rapporto con altre persone.

Cerchiamo, con il nostro lavoro e con le nostre competenze (in costante aggiornamento e mai raggiunte definitivamente), di far emergere le potenzialità della persona, per perseguire risultati in diverse direzioni:

  • qualità della vita in termini di integrazione ed appartenenza alla comunità;
  • qualità della vita in termini di relazione con un contesto sociale e socializzante;
  • qualità della vita in termini di benessere psicofisico.